Archeologia

Docente prof. Maria Giovanna De Martini

Nel corso di Archeologia ci si è proposti di affrontare in dettaglio l’archeologia della Sardegna, dai primi documenti materiali che attestano la presenza dell’Uomo nell’Isola (Paleolitico- Mesolitico) per poi giungere all’archeologia più recente, quella post-medievale, meno conosciuta ma non meno importante nelle sue dinamiche per la determinazione dell’identità storica e culturale della Sardegna.

In tal senso, parlare di archeologia significa partire dai dati “materiali” (i reperti e le strutture) per indagare e cercare di comprendere gli uomini che hanno prodotto/costruito e utilizzato quei materiali. Quindi, l’archeologia è una scienza che affronta lo studio degli uomini del passato attraverso l’analisi di quegli oggetti o monumenti messi in opera per rispondere a determinate esigenze pratiche o culturali, ivi comprese quelle spirituali. Questo pilastro metodologico, applicabile a tutti i contesti cronologici in archeologia, è altresì fondamentale in ambito paletnologico, ovvero nello studio delle civiltà preistoriche. Queste ultime non hanno lasciato documenti scritti, pertanto, la comprensione della mentalità, della dimensione sociale, dei profili culturali delle donne e degli uomini preistorici, si presenta tanto affascinante quanto complessa. È per questa ragione che lo studio, in archeologia, deve essere portato avanti con il massimo rigore scientifico e, attraverso l’analisi di dati concreti, procedere attraverso la proposta di ipotesi robuste che vengano valutate dall’intera comunità scientifica, in modo da garantirne la “qualità” ed evitare che teorie bislacche, per quanto accattivanti, vengano diffuse e (soprattutto) spacciate per verità assolute. La realtà, nel campo dell’archeologia, così come nelle altre scienze, è che per fortuna la ricerca è sempre in azione, per cui si tratta di una conoscenza sempre in evoluzione, arricchita ogni giorno da nuove scoperte, aggiornamenti, e rivoluzioni più o meno evidenti.

Sulla base di questi presupposti metodologici, durante il corso viene affrontato lo studio delle società preistoriche sarde, delineando gli aspetti principali e quelli meno conosciuti e inserendo l’Isola all’interno delle correnti culturali del mediterraneo, dell’Europa e del resto dell’ecumene. In tal senso, è sembrato opportuno ampliare la visuale per osservare le grandi dinamiche dell’umanità e osservare che la Sardegna ne è stata sempre partecipe, sebbene “isolata” all’interno del piccolo Mar Mediterraneo.

Seguendo questo filo conduttore. È stata approfondita la tematica del primo popolamento della Sardegna e delle società pleistoceniche, caratterizzate da un’economia incentrata sopratutto sulla caccia e sulla raccolta (Paleolitico e Mesolitico), nel corso 2020-2021 si è voluto seguire il percorso delle società umane verso un’economia di tipo produttivo, caratterizzata dall’agricoltura e dall’allevamento a partire dalla cosiddetta Rivoluzione Neolitica.

Partendo dalle origini del Neolitico in Medio Oriente, si è giunti fino al Neolitico sardo, affrontando nel dettaglio le caratteristiche più tipiche, dagli insediamenti ai materiali archeologici dal Neolitico Antico cardiale, attraverso il Neolitico Medio delle Culture di Bonu Ighinu e di San Ciriaco e dei primi ipogei funerari per giungere fino al Neolitico Recente e finale, caratterizzato dagli aspetti funerari delle Domus de Janas e del Megalitismo con i dolmen, menhir e allée couverte.

Dopo aver affrontato la fase più evoluta del Neolitico, son stati presentati i presupposti della nuova rivoluzione di cui anche la Sardegna entrerà pienamente a far parte: la scoperta dei metalli.

Nel corso 2021-2022 il percorso si snoderà attraverso lo studio delle prime società nel mondo e in Europa che sperimentano e scoprono la tecnologia dei primi metalli (argento e rame), e continuerà con la scoperta delle società sarde, che nel tempo acquisiscono questo importante savoir faire, fino a diventare (nell’arco di circa un millennio) maestri della lavorazione della lega di bronzo.

Si vedrà in che modo i gruppi umani che vissero in Sardegna modificarono le proprie abitudini e la propria cultura materiale, sia nella vita quotidiana sia nel mondo dedicato ai defunti. È proprio in questo momento che la società isolana inizia a muovere i primi passi in quella che poi diventerà un unicum a livello mondiale: l’architettura nuragica.

Al contempo si scoprirà come, anche in questo caso, la Sardegna si trovi a pieno titolo al centro di un nuovo mondo, che amplia i propri orizzonti attraverso i commerci e i contatti con civiltà molto lontane, con influenze reciproche. Si vedrà come la Civiltà nuragica arrivi al proprio apice nell’arco di circa 500 anni, per poi mutare definitivamente. Si cercherà di comprendere le ragioni di tale declino o “fine” dell’Età nuragica, argomento molto dibattuto e ancora non chiaro in molti suoi aspetti.